
Una delle doti principali di Fabione Caressa sta nel saper creare in poche parole, semplici e dirette, metafore che chiariscono perfettamente una fase di gioco o uno stato d'animo collettivo, che è condiviso cioè da tutti quanti gli appassionati appiccicati in quel momento al teleschermo.
Il suo rabbioso e liberatorio "pensavo che c'avesse messo un vetro davanti alla porta!", così marcatamente romano, pronunciato ieri sera al minuto ottantanove di una delle partite più incredibili degli ultimi tempi - quando ormai era un problema anche tenere su la voce - ne è certamente un esempio illuminante.
Non so quanto l'abbiano apprezzato, in riva ai Navigli, il Massimo o l'Umberto: di certo qualche centinaio di chilometri più a Sud è venuto una meraviglia. Lunga vita.
Il suo rabbioso e liberatorio "pensavo che c'avesse messo un vetro davanti alla porta!", così marcatamente romano, pronunciato ieri sera al minuto ottantanove di una delle partite più incredibili degli ultimi tempi - quando ormai era un problema anche tenere su la voce - ne è certamente un esempio illuminante.
Non so quanto l'abbiano apprezzato, in riva ai Navigli, il Massimo o l'Umberto: di certo qualche centinaio di chilometri più a Sud è venuto una meraviglia. Lunga vita.







